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Sentita partecipazione all’inagurazione di uno spazio verde in ricordo di Giuseppe Brafa

Lettera del Sindaco.

Carissimi concittadini, carissimi bambini, carissimi genitori di Giuseppe, Eccellenza reverendissima, innanzitutto mi scuso con voi se la mia voce non sarà ferma come il ruolo istituzionale vorrebbe ma rotta dalla commozione.

E’ la prima volta da quando si è consumato il dramma di Giuseppe che prendo la parola pubblicamente per parlarne  pur avendo seguito l’evolversi della vicenda fin dal suo inizio. Ricordo nitidamente quel mezzogiorno del 15 marzo quando, giunto a casa di mia madre per il pranzo domenicale della famiglia, mio cognato medico presso l’ospedale maggiore di Modica, mi informò in anteprima che un bambino era ricoverato in fin di vita  a seguito dell’aggressione da parte di un branco di cani. La notizia mi sembrò così irreale da sperare che fosse inesatta o esagerata. Telefonammo al pronto soccorso ma nessuno rispondeva. L’ansia crescente trasformò il pranzo domenicale in un pasto frugale e partimmo per l’ospedale. Arrivammo che Giuseppe era ancora vivo e da lontano e con discrezione ho assistito all’angoscia gravida di speranza dei genitori e dei parenti, allo smarrimento del personale medico, all’arrivo dell’elicottero ed alla partenza per Catania dei familiari. Ma il ritardo con cui l’elicottero decollava mi fece intuire, prima di altri, che l’irreparabile  era accaduto. Il peso della responsabilità che sentivo come Sindaco era sopraffatto dall’angoscia che come genitore mi assaliva al solo pensiero  che presto si dovevano informare il papà, la mamma, la sorella di Giuseppe. Da quel momento è stato un susseguirsi di emozioni forti e laceranti:  la disperazione e la rabbia dei parenti, l’arrivo dei media nazionali, spesso distratti verso quanto accade da queste parti ed ora invece pronti anche loro a piombare sulla notizia come fosse una preda, per saziare la curiosità morbosa che tutti ci assale davanti alla Televisione quando accadono dei drammi particolari. E poi la camera ardente e la visita alla famiglia.  Rimarrà indelebile nella mia mente e nel mio cuore l’abbraccio del papà Giovanni che prima  diffidente verso questo Sindaco che non conosceva, poi lo abbraccia e lo invita a piangere con lui e gli chiede giustizia e coraggio. Ma rimarrà indelebile nella mente e nel cuore di Modica il lutto cittadino proclamato dal sottoscritto ma vissuto intensamente da tutti  come dimostra non solo la partecipazione di popolo al funerale di Giuseppe ma anche il silenzio irreale calato sulla città durante le esequie. Quel pomeriggio, quando ancora smarriti ci chiedevamo  tutti il senso di quella morte assurda, una prima spiegazione ci arrivava. La morte di Giuseppe stava diventando un’opportunità incredibile per farci scoprire comunità, cioè non un aggregato di individui che vivono indifferenti l’uno accanto all’altro, ma un insieme di persone che condividono la stessa sorte e che in quel momento condividono il dolore di una famiglia e si fanno vicini per consolarla. Fino a quando a Modica ci sarà questo senso di appartenenza alla comunità e questa capacità  di condividere gioie e dolori, angosce e speranze, possiamo essere fiduciosi per noi e per i nostri figli. Grazie Giuseppe, grazie a te e alla tua famiglia perché ci avete dato l’opportunità di riscoprire tutto questo.

Certo la morte di Giuseppe ci ha anche fatto scoprire cose meno piacevoli: l’aggressione gratuita alla nostra città rea solamente di aver perso un suo bambino, le polemiche e gli insulti seguite all’ordinanza di abbattimento dei cani che continuavano a scorazzare indisturbati e ad aggredire a morte dopo 48 ore dai primi tragici fatti; un’ordinanza volutamente provocatoria che non voleva nessuna strage di animali ma solamente affermare che di fronte all’emergenza ed all’incapacità di gestirla da parte degli organi preposti, prima viene la vita e la sicurezza delle persone e poi tutto il resto.

Oggi a due mesi esatti da quel terribile giorno, mettendoci in sintonia con tante altre iniziative che in questo periodo sono fiorite in ricordo di Giuseppe, abbiamo voluto simbolicamente piantumare, all’ingresso di Modica, questo albero di ulivo, pianta longeva che supera i secoli, simbolo della fertilità della nostra terra  e della bellezza del nostro paesaggio. E con questo gesto, lontano dai clamori delle TV nazionali, vogliamo continuare a cercare di dare un senso a questa morte innocente, perché essa non rimanga segno di disperazione, ma diventi segno di speranza , perché essa non  rimanga circoscritta al ricordo indelebile dei familiari ma diventi patrimonio comune di tutta la città, memoriale sempre vivo e pregnante di significato. E per fare questo non solo dobbiamo lavorare, come istituzioni innanzitutto, per eliminare le cause e le inadempienze che hanno permesso tale scempio, ma dobbiamo anche capire ,come ci insegna la sapienza cristiana,  che l’unico modo per rompere le catene della morte è quello di farne germogliare  nuova vita, come succede col chicco di grano caduto nella terra. Per questo nel ricordo di Giuseeppe, a questo gesto simbolico, dobbiamo fare seguire gesti concreti con cui dare vita ad altri bambini. Per questo sarebbe bello, e noi come amministrazione ci impegniamo per la nostra parte, che nel nome di Giuseppe si realizzasse un progetto di rilancio dell’oratorio di Modica Alta, per permettere a tanti suoi coetanei  di crescere in un ambiente sano, accompagnati da animatori e da educatori competenti e appassionati. Perché un giorno questi bambini, diventati adulti possano dire ai loro figli che grazie anche a  Giuseppe, a quel  loro compagno sorridente e pieno di vita prematuramente scomparso, sono potuti crescere fisicamente sani e moralmente integri e sono potuti diventare uomini veri, cittadini onesti e, come diceva Don Bosco, buoni cristiani. Grazie Giuseppe.

16/05/2009

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