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Il vescovo della Diocesi di Noto, Antonio Staglianò, in visita a Palazzo San Domenico.


In primo piano: Il sindaco Antonello Buscema e il vescovo della diocesi di Noto mons. A. Staglianò.
In secondo piano da sinistra: l'Assessore G.Cerruto, Don S. Cerruto e il parlamentare regionale R. Minardo.
 

Lettera del Sindaco.

Eccellenza reverendissima,

dopo la celebrazione di ieri in San Pietro con la quale è stato accolto dalla comunità cristiana di Modica , abbiamo ora il piacere e l’onore di accoglierla  nel Palazzo di Città.

Certo la parola Palazzo potrebbe evocare luoghi di potere. Il rischio c’è e siamo consapevoli che il  primo impegno di noi amministratori, che abbiamo avuto l’onere e l’onore di  godere della fiducia dei nostri concittadini, è quello di renderlo  invece la Casa comune , il luogo per eccellenza del servizio trasparente e non del potere arrogante. Penso che ancor prima di tutti gli obiettivi programmatici questo sia il primo obiettivo politico nel senso più alto e nobile del termine, soprattutto oggi che la politica viene vista con diffidenza  e percepita spesso negativamente. Il Comune, e insieme con esso il Sindaco, gli Assessori e i consiglieri, è infatti l’istituzione più vicina al cittadino e ai suoi bisogni, con la quale quotidianamente ci si rapporta. Da qui l’importanza che,    come ho affermato fin dall’inizio del mio mandato, i cittadini debbono qui poter sentirsi  a casa loro, reclamare anzitutto i loro diritti, essere incontrati con il loro volto e la loro storia. Certo, non è facile corrispondere a tanti  bisogni, ma il primo impegno è di incontrarsi, di ascoltare, di intessere relazioni che ci facciano sentire partecipi di uno sforzo comune. Tutto ciò vale ancor più in una situazione come quella del Comune di Modica dove le difficoltà  finanziarie rendono evidente, ancor più  che altrove,  la sproporzione tra i mezzi di cui si dispone ed i servizi che si è chiamati a rendere. Per questo, Eccellenza, il tentativo dell’Amministrazione è stato quello di chiedere a tutti, nell’assoluto rispetto dei ruoli che ognuno è  chiamato a svolgere,   un patto leale che nasca dalla consapevolezza che dal sacrificio oggi necessario da parte del singolo  e della categoria  di appartenenza   ne potrà derivare domani un beneficio stabile e duraturo per tutti.  Il nostro sogno, perché in politica non si va da nessuna parte se non si ha il coraggio di sognare seppur  ad occhi aperti, è che l’Ente pubblico torni ad essere un punto di riferimento affidabile per il cittadino, una macchina che funzioni adeguatamente,  il luogo per eccellenza dove lavoro significa servizio per la comunità; servizio attento, competente, cordiale.

Accogliendola a Palazzo di Città, l’accogliamo in  quest’Aula consiliare, dove campeggiano un dipinto che evoca un evento storico della gloriosa Contea di Modica e i ritratti di tanti uomini che hanno servito ed onorato la nostra città. Essa  rappresenta il luogo del dibattito politico, del confronto all’interno del Consiglio comunale tra le diverse parti politiche e dei consiglieri con l’Amministrazione. Anche in questo caso, per rimanere all’altezza della nobile tradizione  di questa città lo sforzo penso debba essere quello di far prevalere il dialogo franco e leale. Ritengo che dobbiamo accogliere la sfida di ridare alle parole della politica la tensione interna alla verità e alla difesa dei più deboli, la credibilità che nasce da convinzioni profonde vissute e non solo proclamate, il superamento della polemica sterile e strumentale, lo sforzo sincero di contribuire tutti – in modo critico ma costruttivo e responsabile – a costruire il bene comune.

Infine, con la Sua presenza e la Sua parola riceviamo uno sprone e un incoraggiamento ad operare per una città più giusta e più fraterna in cui lo sviluppo sia integrale. Si tratta di un altro punto fondamentale che mi piace costantemente richiamare: il vero sviluppo deve saper coniugare economia, lavoro, solidarietà. Penso che la comunità ecclesiale possa e debba dare un contributo importante in questa direzione. Così alla bellezza dei monumenti potrà corrispondere la bellezza più vera e duratura di una città che cresce nell’armonia di rapporti veri e di fini pensati per il bene anzitutto delle nuove generazioni alle quali abbiamo l’obbligo di lasciare un patrimonio di valori almeno pari a quello che abbiamo ereditato, un senso di appartenenza alla comunità cittadina integro e al contempo aperto allo straniero che ci vive accanto, una qualità della vita complessivamente molto buona per cui Modica  e questo territorio si sono sempre distinti.

Grazie ancora eccellenza: cercheremo di coniugare insieme, ascoltando il suo insegnamento già molto chiaro in questi primi mesi, la concretezza del corpo, la lucidità dell’intelligenza, l’apertura del cuore, perché l’uomo e la sua dignità siano veramente e sempre al centro della nostra attenzione.

16 maggio 2009.

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