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Il vescovo della Diocesi di Noto, Antonio Staglianò, in visita a
Modica al Duomo di S. Pietro.


In primo piano: Il sindaco Antonello Buscema e il vescovo della diocesi di Noto mons. A. Staglianò.
In secondo piano da sinistra: l'Assessore G.Cerruto, Don S. Cerruto e il parlamentare regionale R. Minardo.
 

Discorso del Sindaco.

Eccellenza reverendissima,

sono lieto stasera  di partecipare, non solo come Sindaco ma anche come credente, all’Eucaristia presieduta dall’apostolo della Chiesa locale, e in questo mi unisco fraternamente all’assemblea liturgica.

Come fin dall’inizio del Suo ministero ci ha detto, il messaggio e la vita che promanano dall’Eucaristia e dalle Sacre Scritture sono un dono per tutti. Da qui il suo invito – con le parole di Giovanni Paolo II – ad “aprire le porte a Cristo” rivolto a tutte le donne e a tutti gli uomini delle nostre città. Per questo, sono certo  di dare voce all’anima di tutta la  città,  se ribadisco che  Modica, definita dall’ amatissimo e indimenticato parroco di questa Chiesa madre, Mons. Gambuzza,  il cuore pulsante della Diocesi,  ha una tradizione molto antica e consistente di apertura a Cristo che è diventata lievito di fraternità, di vicinato, di opere di solidarietà e di cultura. Non si può capire, quindi, la bellezza ed il fascino di questa città né la laboriosità e la saggezza della sua gente se non si sa scorgere questo    lievito   con cui la comunità cristiana ha arricchito nei secoli anche la comunità civile e la cui azione  si  rende evidente  ancora oggi  a noi, ora nella maestosità delle sue Chiese, ora nella trama di un tessuto sociale sostanzialmente sano, sinceramente solidale, culturalmente elevato .  Oggi,  nelle attuali condizioni storiche in cui la pluralità di sensibilità culturali e di fedi religiose ci spinge ad un dialogo leale con tutti, il suo invito ad “aprire le porte a Cristo” assume un’ulteriore sollecitazione per tutti a preservare questi doni preziosi che abbiamo ereditato  e in particolare, per  i credenti in Cristo,  a preservare il dono  di una testimonianza credibile nella carità, virtù teologale che tutto coinvolge: corpo, intelletto, cuore.

Come amministratore – porgendole anche il saluto della giunta e del consiglio comunale – vorrei ringraziarLa per l’aiuto che ci darà, con le parole forti e sananti che derivano dal Vangelo, a fare veramente della politica un servizio, misurato sempre – per usare un’espressione cara a Giorgio La Pira – sulle “attese della povera gente” e volto a promuovere quella vita bella e buona che fa della città una comunità di famiglie. Cosa che Modica ha potuto sperimentare quest’anno nel dolore, soprattutto per la morte del piccolo Giuseppe Brafa, ma anche riprendendo le sue feste e le sue tradizioni con una corale partecipazione delle scuole, delle associazioni, delle parrocchie.

Non ho citato per mera opportunità La Pira e quanto accaduto a seguito della morte di Giuseppe, ma perché  l’esperienza personale mi insegna che c’è vero  apprendimento del senso della politica quando essa passa attraverso tante esperienze di condivisione per cui la   dimensione politica diventa  un approdo   necessario per coniugare  solidarietà e giustizia. A tal proposito mi piace ricordare “La lettera ad una professoressa” di Don Milani in cui la politica trova una delle sue più belle definizioni, che ci impegna tutti profondamente: “uscire da soli dai problemi è egoismo, uscirne insieme è politica”.

Questa definizione della politica mi riporta al momento attuale che sta attraversando la nostra città: un momento molto difficile per la grave crisi finanziaria del Comune, che è  faticoso e spesso doloroso gestire allorchè ti rendi conto che dietro la fredda verità dei  numeri e dei conti che non tornano ci sta la drammatica disillusione di quanti erano stati ingannevolmente e  strumentalmente convinti che il governo  della cosa pubblica può fare a meno del rigore e del rispetto delle più elementari regole dell’economia a cui si attiene ogni buon padre di famiglia. Tuttavia, facendo leva sulle molteplici risorse e le tante potenzialità di cui Modica dispone, vorremmo vivere questo momento con speranza, invitando ad atteggiamenti costruttivi, cogliendo nella crisi l’occasione per ritrovare tutti più sobrietà, più responsabilità, più autenticità. Per questo mi permetto di chiedere la collaborazione della comunità ecclesiale, che spero sia sempre un pungolo per mettere al primo posto il bene comune e l’attenzione ai più deboli.

Grazie allora, eccellenza, per questi giorni e per la sua premura che già abbiamo conosciuto paterna, affettuosa e franca, appassionata alla causa dell’uomo e della sua dignità. Spero che possiamo vivere la Sua visita come ulteriore tappa di un cammino che ci veda - comunità ecclesiale, amministrazione e cittadini - convergere nell’impegno a costruire una città che chiamerei “a misura di sguardo”: lo sguardo della relazione, lo sguardo della cittadinanza attiva, lo sguardo attento ai più deboli, lo sguardo che si allarga a tutti e in particolare ai nostri fratelli gemelli del Congo e alle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto, con cui vogliamo essere solidali nel tempo e non solo nell’immediato. Grazie!

15 maggio 2009.

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