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L’architettura è ancora rozza e primitiva, ma si avverte già un primo segno di risveglio della sensibi1ità artistica. I fianchi delle colline, su cui sorgono ora i quartieri di Cartellone e della Vignazza, si trasformano lentamente.
Le nuove capanne hanno levato al paesaggio quell’aspetto caratteristico di alveare, che si nota ancora adesso a Cava Ispica. La fertile vallata, solcata da un limpido ruscello, era intensamente verde e la prima roccaforte fu eretta forse sullo sperone roccioso che dominava la valle. Il ferro sostituì la pietra e il bronzo; le grotte, sia naturali che artificiali, che prima servivano da abitazione, vennero trasformate in tombe murate con lastre di pietra, per salvaguardare i corpi dei defunti dagli avvoltoi e dalle fiere. Solo una parte della popolazione continuò ad abitare nelle caverne; e continuerà ad abitarvi sino in epoca moderna.
Con l’arrivo dei Fenici nella nostra zona, messo in dubbio troppo leggermente dalla scettica moderna critica storica, il commercio con le tribù vicine si allargò, divenendo fonte di benessere generale. Sia pure a livello d’ipotesi, Modica - per la sua particolare posizione - divenne centro di un grande mercato, da cui partivano i prodotti del suolo, il vino, l’olio, il bestiame e gli schiavi, diretti a Tiro, Alessandria e Cartagine, ed in cui arrivavano le sete, le porpore, i metalli, i profumi e le spezie degli empori d’Oriente. Deye risalire a questo periodo di relativo splendore locale, la costruzione del tempio dedicato al semitico dio Baal, sulla spianata del castello, i cui resti -sulla testimonianza dello storico modicano Placido Carafa - furono vandalicamente distrutti dalla furia bigotta di un cavaliere gerosolimitano.
I Greci fecero la loro prima comparsa nella vallata modicana, meno di un secolo dopo dalla fondazione di Siracusa. Si trattò sicuramente di una infiltrazione di poco conto e assolutamente pacifica, sul tipo di quelle testimoniate a Rito e a Scornavacche, in territorio di Ragusa. La presenza greca a Modica, e la loro influenza, è provata da una serie piuttosto cospicua di manufatti ceramici, quale corredo funerario di due tombe in Via Polara, datati - sulla base del loro stile tardogeometrico e protocorinzio - intorno alla metà del VII secolo A. C.
Modica rimase fra le città sicule indipendenti, che assistettero indifferenti o quasi alle lunghe lotte sanguinose tra Camarina e Siracusa. In pochi casi soltanto prese le parti di una delle due contendenti, ma non arrischiò mai la sua libertà e il suo benessere in guerre estenuanti e fratricide.
Nel 552 A. C., fu alleata prudente di Camarina, con un apporto minimo di talenti, di cavalli e di soldati, alla lega sicula formatasi contro Siracusa. La sconfitta della lega, mentre provocò la distruzione totale di Camarina e l’eccidio dei suoi abitanti, non danneggiò minimamente Modica, che continuò tranquillamente la sua esistenza ed i suoi rapporti commerciali con villaggi vicini.

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