|
Il
periodo chiaramontano è, senza dubbio, il più splendido
di tutta l’intera storia della Contea. I Chiaramonte offuscarono,
con il loro splendore, il fasto della corte aragonese; la vita politica
e quella economica della Sicilia furono dominate da questi feudatari,
che gareggiarono in potenza con i loro sovrani e che ad essi osarono
opporsi in più di una circostanza. In meno di un secolo,
i Chiaramonte cambiarono il volto di una buona parte della Sicilia;
nelle terre a loro soggette, sorsero chiese e monasteri, palazzi
e castelli, villaggi e città. II castello di Modica e quello
di Ragusa, il castello e la città di Chiaramonte, l’Hosterium
di Palermo e cento altri edifici, civili e religiosi, sparsi dappertutto,
testimoniano della loro ricchezza e della loro liberalità.
Al loro nome sono legate le vicende di un’epoca. Giovanni
Chiaramonte, esule per dissensi con il suo re, è una figura
di guerriero, degno di stare alla pari con i più famosi capitani
di ventura; oltre che amico, fu uno dei più valorosi capitani
dell’imperatore Ludovico il Bavaro. Manfredi III Chiaramonte,
a capo di una flotta mista, di navi proprie, genovesi e pisane,
conquistò l’isola delle Gerbe, un temutissimo e potentemente
fortificato covo di pirati saraceni che operavano sanguinose scorrerie
sulle coste della Sicilia, a caccia di bottino e di schiavi. Dell’isola
conquistata ebbe l’investitura, per mano del pontefice. La
potenza di quest’uomo formidabile era tale che Stanislao,
re di Napoli, chiese ed ottenne la mano della sua bellissima, quanto
ricchissima figlia Costanza. Lo stile architettonico, cui si informarono
tutte le costruzioni del tempo, dal nome di questa famiglia, si
chiamò chiaramontano.
Alla famiglia Chiaramonte, nella Contea di Modica successe un altro
nobile casato: quello di Cabrera, del cui capostipite abbiamo anticipato
un cenno. Più che per le imprese gloriose da lui condotte
o per le altissime cariche ricoperte, Bernardo è passato
alla storia per l’ambizioso sogno di diventare re di Sicilia,
sposando la vedova del suo re, la bella Bianca di Navarra.
Nel 1474, Modica fu teatro di un orribile delitto, consumato all’insegna
dell’odio di razza, in cui trovarono orribile morte 360 esseri
umani, tra uomini, donne, vecchi e bambini, colpevoli soltanto di
appartenere alla razza ebraica.
Nel 1480, in virtù di un matrimonio con una Cabrera, la Contea
passò a Federica Henriquez. Agli Henriquez rimase sino al
1702, anno in cui Giovan Tommaso, prendendo le armi contro il sua
re, a favore di Carlo d’Austria, si rese colpevole di alto
tradimento. Condannato a morte, la sentenza non venne eseguita,
per la latitanza del condannato, ma tutti i suoi beni vennero incamerati
al demanio reale. Filippo V, re di Spagna, tenne la Contea per sè,
come feudo personale e “stato nello stato”, quando,
per il Trattato di Utrecht del 1713, tutto il resto della Sicilia
fu ceduto ad Amedeo di Savoia. Per ancora più di un secolo,
la Contea condusse una esistenza puramente nominale; nel 1860, finalmente,
venne incorporata al regno d’Italia.
|